Opera: il meteo

martedì 4 dicembre 2007

SICUREZZA A TRECENTOSESSANTA GRADI... lettera di un Cittadino al Sindaco Ramazzotti in merito all'assemblea pubblica del 3 dicembre.

Buona sera.
Abito a Opera da settembre 2005. Una delle ragioni per cui avevo scelto di venire qui era la percezione di una maggiore attenzione al governo del territorio. Due anni di calvario in Via Golgi mi hanno fatto ricredere, e mi hanno fatto ricredere sull’efficacia dei meccanismi di partecipazione che tanto le stanno a cuore, e che di nuovo ci ripropone a fronte della latitanza del comune.

Le chiedo – e qualcuno le chiederà stasera – è vero che i cantieri sono rimasti aperti e non segnalati per anni, e lo sono tutt’ora? Quali e quante sanzioni sono state irrogate alle imprese a fronte delle numerosissime irregolarità segnalate dagli abitanti della zona? Dove erano i vigili? Ancora ieri c’erano tombini aperti sulla strada utilizzati per scarico abusivo (vedi foto), il palo famoso, quello “giuntato” con il filo di ferro con la catenaria ad altezza di furgone (2 metri e 60 misurato) è stato tolto solo di recente, la cabina elettrica in fondo a Via Di Vittorio continua ad esserci, con i cavi appoggiati alle macchine, interrati nell’erba senza cautele, ci sono macerie e rottami sepolti nei “prati”, non si vede un cartello che segnali le aree di cantiere e le strade non collaudate, i marciapiedi finiscono di colpo all’altezza del fosso, in curva.

Senza parlare degli abusi e delle difformità compiute nella costruzione dei fabbricati, degli incidenti sul lavoro (ho chiamato personalmente i vigili il 14.9.2006 per una “quasi folgorazione” di un operaio a causa di un cavo elettrico interrato fuori dal condotto che ha lasciato tutti al buio per diverse ore e cosa è successo dopo il rilievo? Il cavo è stato giuntato con nastro adesivo, e così lasciato per mesi, nell’acqua, poi interrato di nuovo. Auguri a chi per caso dovesse scavare in quel punto.

Solo alcuni esempi sotto gli occhi di chiunque, anche dei suoi, visto che mi risulta abiti girato l’angolo. Glie li faccio solo allo scopo di spiegarle perché non abbia più alcuna fiducia in questa giunta. Se vuole ce ne sono molti altri, sono sicuro che nella “terapia di gruppo” di stasera ve li racconteranno. Poi sarete bravissimi ad illustrare il nuovo piano e mandare a casa tutti contenti, o almeno un po’ più confusi.

Non ho idea se e qualcuno abbia guadagnato dalla “disattenzione” verso l’operato dei costruttori. Sostenerlo sarebbe demagogia elettorale, dopotutto Opera è un comune piccolo, non deve essere stato facile gestirli. Però io sono senz’altro più vittima di voi.

Non verrò infine questa sera perché – inevitabilmente – qualsiasi cosa si dica da qui alle elezioni non può che essere declinato in chiave di campagna elettorale: credo che le discussioni serie sul futuro del quartiere debbano aspettare dopo le elezioni, chiunque le vinca. Nel frattempo potete provare a farvi perdonare dando qualche segnale concreto: vi garantisco che anche se per tornaconto, sarà apprezzato. Tutte le occasioni di confronto che ci fossero nel frattempo non potrebbero che degenerare in scontro politico.

Per tutte queste ragioni, stasera resterò a casa a curare i bambini, e francamente non sono interessato a incontrarla, non almeno fino alla fine del mandato. Poi, se vorrà, sarò lieto di scambiare un paio di considerazioni con lei, a titolo personale.

Cordiali saluti,
Angelo Gatto
Il resoconto della serata è su: http://www.leganordopera.blogspot.com/

sabato 1 dicembre 2007

PRODI SCHIACCIA LA POLIZIA A DISCAPITO DELLA SICUREZZA

In 5000 a Milano nel corteo per la tutela degli operatori del settore della Pubblica Sicurezza giunti da ogni parte della Lombardia per manifestare, contemporaneamente ai colleghi di tutta Italia che dimostravano nella capitale, contro la politica del Governo Prodi che schiaccia il comparto tagliando sulle spese e gli investimenti per la sicurezza dei cittadini ed intacca, modificandone sia l'età che l'importo, la gestione pensionistica.
Con le categorie dei tutori dell'ordine che hanno sfilato dai bastioni di Porta Venezia fino a Via Manzoni, nel centro di Milano, c'erano anche molti cittadini comuni, diversi militanti della Lega Nord ed i cittadini di Opera Sicura che hanno dato vita al Presidio di Opera dove, poco meno di un anno fa prendeva il via il primo caso di rivolta civile nei confronti di una scelta condivisa da tutte le istituzioni in gioco, Prefettura, Provincia ed i comuni di Milano ed Opera, conclusasi poi vittoriosamente dai cittadini operesi con la tutela della sicurezza e l'allontanamento di un campo nomadi inviso ai residenti.
In quell'occasione fu forte in paese la presenza di forze di Polizia, molti agenti e militari dell'Arma dei Carabinieri si avvicendarono infatti per imporre un campo nomadi, voluto non certo da loro, ma anche per tutelare i cittadini che protestando civilmente misero a repentaglio la propria incolumità minacciata dai rom del campo, da quelli che al campo stesso avrebbero voluto accedere, dai militanti dei partiti dell'estrema sinistra e dai componenti dei centri sociali giunti a Opera da tutta la provincia e capitanati dall'ex capo del Leoncavallo, l'Onorevole di rifondazione comunista, Daniele Farina.
Opera Sicura, composta da civili sensibili alla questione della sicurezza, sostiene le ragioni dei poliziotti cui i tagli del Governo ridurranno mezzi ed organico.
In un epoca in cui la gente si sente sempre meno sicura Romano Prodi, con il suo esecutivo, pensa a rendere meno forte chi dovrebbe garantire la nostra sicurezza. Un controsenso tutto italiano cui Opera Sicura ha detto no, anche, partecipando alla manifestazione di oggi.

venerdì 30 novembre 2007

COMUNICATO STAMPA: CONTRO PRODI PER LA SICUREZZA. 1° dicembre a Milano

Opera, 30 novembre 2007
Le Polizia protesta contro il Governo e la sua riforma del welfare che innalza l’età pensionabile e ne riduce i coefficienti che equiparano il mestiere dei lavoratori nel campo della Pubblica Sicurezza a quelli usuranti.
Un lavoro, quello di chi è preposto all’ordine pubblico, che oltre ad essere usurante è anche a rischio ma il Governo Prodi, che inanella un errore dietro l’altro, ha deciso di fare peggio ancora dei suoi predecessori ed innalzare l’età degli agenti di pattuglia riducendogli, nel contempo, la meritata pensione.
Opera Sicura è con gli agenti di Pubblica Sicurezza che sfileranno sabato mattina a Milano con partenza alle ore 9 da Piazza Oberdan ai bastioni di Porta Venezia per giungere dinanzi alla Scala dove si terranno i comizi delle organizzazioni sindacali rappresentative del comparto preposto alla difesa della nostra sicurezza.
Opera Sicura ed i cittadini del Presidio di Opera, che con le forze dell’ordine hanno condiviso due mesi di presidio per la legalità nel paese del sud milanese, solidarizzano con chi lotta per preservare i propri diritti dal saccheggio romanocentrico del Governo Prodi.
Uno Stato che combatte le sue forze dell’ordine è finito. Togliere agli agenti la dignità e l’onore di servire un Paese significa demotivare gli operatori del settore e diminuire la sicurezza degli italiani.

Nel pomeriggio, invece, ritrovo alle 17 in S. Ambrogio insieme alla Lega Nord per un corteo sino al carcere di S. Vittore. Gli uomini e le donne di Opera Sicura manifesteranno con il Carroccio contro l’indulto.
L’altro vergognoso attentato alla sicurezza perpetrato dal Governo di Prodi ai danni del Popolo italiano.

LA SICUREZZA PASSA ANCHE DALL'ILLUMINAZIONE

E dobbiamo dire che, anche questa volta, siamo riusciti a dare un servizio agli operesi. Infatti Ramazzotti ha provveduto a dare una dignitosa parvenza di luogo civile alla parte terminale di Via Moneta, questo solo dopo le numerose proteste dei cittadini, sempre inascoltati, ed il numero di novembre de "l'operese" che riportava un articolo sul tema con titolo: "VIA MONETA AL BUIO... E I LADRI FANNO RAZZIA".
L'articolo recitava, tra l'altro: "Cittadini obbligati a parcheggiare le auto in una strada assolutamente al buio per poi raggiungere, ovviamente a piedi, i portoni d’accesso alle abitazioni rischiando di fare le tristi esperienze di cui le cronache nazionali sono piene in questi giorni. Ramazzotti non faccia come Veltroni, che prima di mettere un lampione in una via deve assistere alla morte dei suoi concittadini, e provveda subito a dare un minimo di sicurezza ed una parvenza di civiltà a quei nuovi operesi cui lui ha permesso di entrare in edifici evidentemente non ancora ultimati. L’agibilità che è concessa agli occupanti di queste abitazioni, rilasciata nonostante manchino certificazioni ed i cantieri siano aperti, deve essere effettiva, reale e non data con leggerezza ai costruttori.Ramazzotti faccia subito mettere delle luci in Via Moneta, laddove manca illuminazione, e sappia che qualsiasi evento sinistro accadesse in quell’area sarà da addebitare all’irresponsabilità sua e del suo ufficio tecnico sempre solerte a concedere autorizzazioni e nulla osta a queste grandi imprese di costruzioni senza però, mai, preoccuparsi dei disagi patiti dai cittadini. Nel frattempo invitiamo tutti quelli che stanno subendo furti, in particolare nei garage e nelle vetture in sosta all’esterno dell’edificio, a sporgere denuncia al Sindaco Alessandro Ramazzotti in quanto responsabile del Comune di Opera."
Bene, siamo soddisfatti che il Sindaco sia intervenuto a sanare una situazione indecorosa e ad alto rischio sicurezza, ma vorremmo tanto vedere degli amministratori attenti ai bisogni dei cittadini pronti ad intervenire al primo sollecito degli stessi e non solo dopo l'affissione di manifesti, la produzione di volantini o la raccolta di firme.
Il Consigliere Ettore Fusco, come gli altri d'opposizione, deve essere messo in grado di prendere parte all'Amministrazione di Opera mediante una consulta sui temi più importanti per gli operesi e non invece essere ascoltato solo quando riesce a dare risalto mediatico ai disservizi e poi, ovviamente, essere infamato sulle pagine del periodico comunale e di quello del partito comunista, punto e linea, peraltro finanziato anche dal Comune di Opera.
Infatti, come hanno scritto sull'ultimo numero del giornalino del partito accusando proprio Ettore Fusco di mentire ai cittadini sulle telecamere che danno le multe a Fizzonasco, "non è corretto pensare che i cittadini siano dei babbei pronti a bersi qualsiasi piccola furbizia". Ma questa è un altra storia, quella dei brontosauri della politica operese che tangentopoli ha spazzato via dai posti che contano e che tentano sempre di rientrare dalla finestra. Pensano davvero che gli operesi non ricordino i loro nomi e le loro facce poiché scrivono usando pseudonimi o iniziali.
Ex sindaci, ex vicesindaci, ex assessori, ex presidenti di Asl, ex di tutto di più... anni fa già ci domandavamo quanto mancava alla loro estinzione, speravamo per tutti che fosse prossima a venire. Ma anche quest'anno sono ancora in pista per sostenere il loro candidato Sindaco, un altro politicante figlio di logiche di partito e del consociativismo spartitocratico.
Speriamo che lo capiscano pure, oltre a scriverlo, che: "non è corretto pensare che i cittadini siano dei babbei pronti a bersi qualsiasi piccola furbizia".
LA VOCE DELLA VIA MONETA:

giovedì 29 novembre 2007

COMUNICATO STAMPA: MA CHI PENSA AGLI ITALIANI?

Commentiamo una notizia sull’attività di Don Colmegna particolarmente attivo nell’assistenza ai rom ed a intrattenere fitti rapporti di collaborazione con le istituzioni nazionali e rumene.
Sarebbe intanto utile sapere se le spese per accogliere i sindaci rumeni in Italia sono state coperte dai contribuenti italiani, da quelli rumeni oppure versate dal Vaticano.
Inoltre è curioso che siano stati portati in viaggio premio quei sindaci che non solo hanno fatto niente per dare una dignitosa esistenza a chi scappa dalle proprie comunità ma, addirittura, così facendo li si premia mettendo in mostra quanto siamo accoglienti e come facciamo vivere i loro ex cittadini meglio che nel paese d’origine. In questo modo pubblicizziamo nei paesi di provenienza dei rom questa nostra bravura, che poi è quasi solo inutile propaganda da regime totalitario, incentivando un immigrazione che ci sta dando solo problemi.

CASA CARITA', OSPITALITA' PER 50 ROM E PRESTO "TEMPO INFANZIA"
by Omnimilano
La Casa della Carità "fa posto" alle famiglie rom di via San Dionigi, sgomberate a settembre, e ancora senza una sistemazione. La struttura di via Brambilla, che in questi giorni ospita i sindaci rumeni dei villaggi da cui provengono i rom che vivono a Milano, ha deciso di accogliere nei propri spazi altre 50 persone circa per avviare con loro "come già al Ceas del parco Lambro e con alcune famiglie che già vivono qui", spiega don Virginio Colmegna, presidente della Casa della Carità, "percorsi di inserimento lavorativo e autonomia". La decisione è stata presa con l'arrivo dell'inverno e l'impossibilità di lasciare le donne e i bambini al dormitorio di viale Ortles, dove si trovavano tuttora, che deve servire all'emergenza freddo. In questo modo la Casa della Carità ricongiungerà le famiglie (agli uomini era stata trovata una sistemazione provvisoria) e avvierà progetti di inserimento lavorativo basandosi "sul patto di socialità e legalità a cui sarà vincolata l'ospitalità". Nei piani di don Colmegna, inoltre, la creazione di "uno spazio tempo per l'infanzia per l'accoglienza delle madri rom con bimbi che non vanno ancora a scuola, fino a due o tre anni. Un modo per evitare che le donne con i bambini siano sulla strada e invece dare loro spazi di accoglienza durante il giorno".
Credo infine che queste siano notizie che si commentano da sole. Il buon Don Colmegna persevera nel dimenticare che in Italia esistono tanti poveri onesti, persino cattolici, e si occupa dei rom che per loro scelta vivono diversamente da noi. Concordiamo con chi dice che se li aiutiamo ad integrarsi possiamo vivere meglio tutti (e già questo la dice lunga su persone che oggi, non integrate, vivono un'esistenza al di fuori della legalità) ma Don Colmegna, ed i suoi collaboratori, non dimentichino che gli italiani poveri, per colpa sua che aiuta solo rom, muoiono di fame, di freddo e di solitudine.

domenica 25 novembre 2007

PRODI, RESTIAMO IN AFGHANISTAN

"Noi restiamo, ma serve una riflessione per impostare la futura presenza in Afghanistan con una strategia di lungo periodo con forte contenuto politico". Queste le parole del premier Romano Prodi dopo quanto accaduto al nostro militare morto eroicamente, nell'adempimento del proprio dovere, salvando la vita ad altre persone nell'attentato suicida in cui hanno perso la vita il Maresciallo Capo Daniele Paladini e nove civili Afgani tra cui sei bambini.
Non siamo di quelli che incolpano il Governo italiano dei caduti in guerra, poichè di guerra si tratta, ma siamo costretti a rilevare che Romano Prodi ha vinto le elezioni anche sulla politica pacifista portata avanti dalla sinistra a danno di Silvio Berlusconi "il guerrafondaio".
Eppure da quando siamo governati dalla sinistra di Prodi le partecipazioni ad azioni militari sono state rinforzate, sul fronte afghano ad asempio, e mai dismesse come promessoci in campagna elettorale.
La riduzione dei militari in Iraq è avvenuta, infatti, nel rispetto dei programmi dell'ex Primo Ministro Berlusconi senza il ritiro immediato promessoci da Bertinotti e Co. che sarebbe dovuto avvenire il giorno immediatamente successivo a quello del voto.
Se quelle persone che si fingevano pacifiste pur di propagandare contro Berlusconi avessero continuato la loro farsa anche dopo le elezioni, oggi forse, avremmo un eroe in meno ed un padre di famiglia in più.
Si facciano un esame di coscenza anche tutte quelle persone che esponevano le bandiere con i colori dell'arcobaleno e si chiedano cosa hanno ottenuto, anche se in buona fede, oltre al danno che hanno prodotto al nostro paese mettendolo nelle mani di Prodi, Bertinotti, Visco, Veltroni e compagni. Sbagliare è umano, perseverare è diabolico!

sabato 24 novembre 2007

ATTACCO AGLI ITALIANI A KABUL, MUORE UN SOLDATO

ROMA - E' morto per le gravissime lesioni riportate uno dei quattro militari italiani rimasti feriti nell'attentato suicida avvenuto stamani alle porte di Kabul. Si chiamava Daniele Paladini - maresciallo capo dell'Esercito, del secondo reggimento pontieri di Piacenza - era nato a Lecce e viveva a Novi Ligure (Alessandria). Aveva 35 anni ed era sposato. Lascia una figlia di sei anni. Nell'attentato sono morti anche nove civili afghani, tra di loro sei bambini.Il maresciallo Daniele Paladini, è morto durante il trasporto all'ospedale militare di Kabul. Nell'attentato avvenuto stamane nella valle di Pagman sono rimasti coinvolti anche il Capitano dell'Esercito Salvatore Di Bartolo, dell'11° reparto Infrastrutture di Messina; il Capitano Stefano Ferrari, del 2° reggimento Pontieri di Piacenza; il Caporale Maggiore scelto Andrea Bariani, del 5° reggimento Alpini di Vipiteno. Tutti e tre sono lievemente feriti. (ANSA)
SOLIDARIETA' ED ONORE AL CADUTO ITALIANO IN TERRA STRANIERA.

SABATO 24 NOVEMBRE MANIFESTAZIONE PER LA LEGALITA' A PIEVE PORTO MORONE

Anche Opera è con i pievesi che manifestano sabato sera per il rispetto della legalità nel comune del pavese dove sono stati trasferiti i rom sgomberati dall'area Ex Snia di Pavia.
Facciamo appello a tutte le forze democratiche affinchè manifestino con i cittadini di Casoni, la frazione interessata dall'insediamento coatto, per chiedere a gran voce che siano rispettate le leggi e non sia fatto passare il principio che il Sindaco di una grande città, con la complicità del Prefetto, possa sbarazzarsi dei suoi campi nomadi irregolari spedendoli nelle piccole realtà agricole che politicamente contano poco più di niente.
Noi ci saremo e speriamo altri si aggreghino. Sabato 24 dalle ore 20.30 a Pieve Porto Morone.

martedì 20 novembre 2007

COMUNICATO STAMPA: AMIANTO A OPERA

Opera, 19 novembre 2007
Alcuni cittadini operesi lamentano la presenza di amianto in Via Diaz.
Il problema dell’amianto è legato alle coperture dei vecchi edifici industriali che oggi versano in stato di semi abbandono in quanto divenuti non funzionali ai bisogni ed alle necessità degli industriali.
Opera ha diverse aree dismesse e tra queste vi è quella di Via Diaz dove, da diverso tempo, la proprietà cerca di interloquire con l’amministrazione per riqualificare gli unici capannoni ancora in piedi in un’area residenziale densamente abitata.
La Lega Nord ha manifestato la propria solidarietà a questi imprenditori che vorrebbero adeguare le proprietà a più consoni edifici abitativi che soddisferebbero peraltro le esigenze di chi cerca casa evitando nuove edificazioni. La giunta operese, al contrario, da un decennio predilige la cementificazione di aree verdi piuttosto che la conversione da industriale a residenziale di siti dove, oramai, le industrie sono solo un fastidio per i residenti delle abitazioni arrivate, grazie sempre alle scelte dei politici, a ridosso delle vecchie costruzioni industriali lasciate all’abbandono.
Personalmente ho sollecitato interventi di bonifica dall’amianto anche in altre zone di Opera, tra cui il Dosso Cavallino, dove però si rendono necessarie costose opere che i proprietari svolgerebbero solo se finalizzate ad un cambio di destinazione d’uso delle vecchie costruzioni.
L’amministrazione deve prendersi la briga di imporsi ai proprietari, con una bonifica e riqualifica degli stabilimenti, oppure concedere le autorizzazioni richieste dagli imprenditori stessi che chiedono la conversione al residenziale.

sabato 17 novembre 2007

COMUNICATO STAMPA: MAFIOSI A OPERA? NO GRAZIE. IL SINDACO INTERVENGA!

Opera, 17 novembre 2007
Nel carcere di Opera stanno predisponendo un reparto per i mafiosi in regime di 41 bis, il carcere duro di massima sorveglianza cui sono sottoposti i più pericolosi criminali di cosa nostra.
A Opera dimora Totò Riina dal 2002, quando svuotarono un intero piano del reparto femminile per dare ospitalità al più pericoloso uomo d’onore siciliano.
Oltre al famigerato “capo dei capi” soggiornano nel nostro carcere anche altri mafiosi in regime di carcere duro, sono sette, ma con la nuova iniziativa diventeranno, addirittura, oltre cento.
Da Opera passano troppi pezzi da novanta della criminalità organizzata, Provenzano, Lo Piccolo e molti altri ancora che costringono in certe situazioni a blindare il paese, è accaduto pochi giorni fa quando, ad esempio, siamo stati invasi da un esercito di carabinieri e poliziotti, preoccupandoci alquanto poiché si temeva un nuovo campo nomadi.
Siamo stanchi di subire le angherie di uno Stato padrone che non trova alcun ostacolo alle sue prepotenze. Il Sindaco di Opera è assente e non tutela i suoi cittadini che sono stanchi di essere vessati dalle tasse e non essere mai tutelati dalle scelte delle istituzioni a cui il popolo non può prendere parte.
Alessandro Ramazzotti prima di andarsene da Opera, dopo aver messo a ferro e fuoco il paese con il dissesto finanziario sancito dalla recente verifica ministeriale, con il tentativo d’imporre un campo nomadi a dicembre dello scorso anno, con la mancata opposizione all’inceneritore che da sei anni cerca solo una località dove la giunta sia favorevole o almeno assente come è il caso operese, con il mancato allargamento della Via Ripamonti in dieci anni di governo, con il mancato prolungamento del tram 24 fino a Opera dopo averne propagandato la riuscita almeno dieci volte, prima di andaresene, appunto, il Sindaco di Opera si batta per evitare che Opera diventi crocevia di pericolosi malavitosi provenienti dal meridione.
Pensavamo che fossero finiti i tempi del confino obbligato con cui venivano spediti al nord, a spese dei contribuenti, i mafiosi per trapiantarli dalle proprie regioni di origine dandogli persino la casa ed un lavoro. La Lega Nord, che nacque anche dalla necessità di contrastare quel vergognoso iter in vigore in un epoca in cui lo Stato esportava al Nord la delinquenza del mezzogiorno, è molto preoccupata dall’operato delle istituzioni che con la complicità delle amministrazioni locali sta effettuando la stessa operazione che credevamo di avere sconfitto come il peggiore cancro della democrazia italiana.
Ghettizzare nella nostra Opera i peggiori delinquenti di mafia, ndrangheta, camorra e sacra corona significa portare anche il loro indotto, che riteniamo sia florido e prolifico, proprio vicino alle nostre case.
Nel carcere di Opera ci sono due moschee ed una chiesa e questo già la dice lunga sulla provenienza dei delinquenti e pertanto anche dei visitatori e familiari ma, a concentrare tutti i mafiosi del sud in un comune del Nord, noi diciamo no!
Lo Stato si tenga i suoi condannati, magari a Roma, oppure li lasci nelle regioni d’origine senza trapiantare a Opera tutto un centro d’affari che tra “pizzini” e secondini compiacenti crediamo si sviluppi sempre più florido attorno ai luoghi di detenzione.
Alessandro Ramazzotti, Sindaco di Opera, sappia che la sua responsabilità in merito al degenerare di questa situazione è pari a quella dello Stato e dei detenuti eccellenti in quanto non ha mai contrastato questo fenomeno di colonizzazione mafiosa del suo Comune.

sabato 10 novembre 2007

COMUNICATO STAMPA: CORSO DI AUTODIFESA, SI PARTE ALL’ATTACCO

Opera, 10 novembre 2007
E’ finalmente partito il corso di autodifesa organizzato gratuitamente da Opera Sicura, l’anima civica del paese, che attraverso questa iniziativa rivolta a tutti, con particolare attenzione alle donne, offre una forte risposta alla richiesta di sicurezza che giunge dalla gente. Le istituzioni non ci fanno sentire sicuri, lo Stato non ci protegge, i politici fanno salotto in TV e dimenticano il popolo… e noi formiamo cittadini che circolano sicuri di giorno e di notte, dove c’è luce e dove il Comune ci lascia al buio. Operesi, e non solo, che sanno difendersi in caso di aggressione e che acquistano, soprattutto, una mentalità aperta che li porta ad intervenire anche in aiuto di chi, più debole, cade vittima di violenze o soprusi.
Opera, da un anno a questa parte, è cambiata. Il Presidio anti rom che ha spazzato via il campo nomadi all’ingresso del paese ha fatto storia ma, da allora, gli operesi sono cresciuti e si sono mobilitati contro l’inceneritore che, salvo follie che qualcuno pagherebbe con disordini civili, non si farà più. La strada che collega Opera a Milano, la Via Ripamonti, finalmente sarà ampliata. Sono iniziate le ronde notturne per vegliare sul sonno dei concittadini che stanno subendo tanti e troppi furti nelle proprie abitazioni e non si vuole aspettare che “ci scappi il morto” per entrare nella cronaca nera. Opera c'è, gli operesi pure.
Venticinque persone, in stragrande maggioranza donne, hanno preso parte al primo incontro di ieri sera nella palestra di Via Emilia dove il Consigliere Comunale della Lega Nord Ettore Fusco ha reso possibile l’evento in collaborazione con Sport Padania, il CONI dei lumbard.
La competenza dei due maestri in discipline orientali e sport da combattimento è stata determinante per la buona riuscita della serata che ha lasciato a bocca aperta i partecipanti scopritori di potenzialità che neppure immaginavano di avere a disposizione.
Le donne sono forti quanto gli uomini, basta una forte dose di autocontrollo e determinazione, che al gentil sesso non manca di certo.
Oltre al lato fisico, al corso, ci si occupa anche di tutti quei comportamenti ed atteggiamenti necessari a prevenire o dissuadere situazioni spiacevoli. Le Signore sono tornate a casa, dopo la prima lezione, con un nuovo spirito di raffrontarsi con il proprio paese. Non la paura del buio ma la padronanza della propria sicurezza e la consapevolezza di essere prima di tutto soggetto di diritti e pertanto libere di uscire di casa anche la sera.
Non è stato scalfito lo spirito di serenità, all’interno della palestra, neppure dalla notizia del rinvio a giudizio per i fatti del 21 dicembre dello scorso anno e per i quali, il Capogruppo leghista Fusco, è adesso destinato a difendersi in tribunale dall’accusa di istigazione a delinquere.
“Quello che mi sorprende è la cadenza dei passi intrapresi dalla Magistratura: la conclusione delle indagini che preludeva la richiesta del mio rinvio a giudizio è giunta alla vigilia della manifestazione di fine luglio contro l’inceneritore nel nostro paese. La richiesta del PM di rinvio a giudizio ha coinciso con la mobilitazione contro le multe dei T-RED a Pieve Emanuele e subito dopo il comizio tenuto, con l’Europarlamentare Mario Borghezio, al presidio anti rom di Pieve Porto Morone.
Questo rinvio a giudizio giunge invece, una settimana dopo l’inizio delle ronde cittadine, nel giorno in cui si apre il corso di difesa personale.
Come si usa dire: tre indizi fanno una prova. E’ già tutto scritto, anche la sentenza finale”.

martedì 6 novembre 2007

COMUNICATO STAMPA: FINALMENTE A OPERA I CORSI DI AUTODIFESA

Dall'esigenza di sentirsi più sicuri quando si torna a casa la sera, quando si fa la spesa al mercato oppure si ritira la pensione all'ufficio postale è nata l'idea di dare un servizio, utile alla cittadinanza, mediante l'insegnamento delle tecniche di difesa personale indispensabili, al giorno d'oggi, a potersi sentire sicuri quando ci si sposta da soli o accompagnati.
Dal corso, che offriamo gratuitamente ai cittadini, non nasceranno giustizieri della notte o rambo di campagna ma semplicemente persone con una maggiore forza d'animo che nasce dalla consapevolezza di sapersi difendere in caso di aggressione e, soprattutto, gente capace di fare capire ai molti delinquenti in circolazione che se le forze dell'ordine non fanno in tempo ad intervenire, in caso di attacco, anche la persona più mite è in grado di reagire e mettere in fuga chi attenta alla sua incolumità o quella dei suoi cari.

Soprattutto dobbiamo tornare a saperci difendere tanto in strada quanto nelle nostre case dove la brutalità di persone senza scrupoli ha la meglio sul nostro stile di vita tranquillo che ci ha reso tutti un pò troppo agnelli dinanzi ai lupi che invadono i nostri paesi. In Svizzera le pecore bianche di Blocher scalciano fuori dalla propria nazione le pecore nere portando il partito della sicurezza al primo posto nel gradimento popolare. In Italia siamo abituati a scoprire i problemi solo quando "ci scappa il morto" ma poi ci si dimentica presto.

Il corso di difesa personale che non ha scadenza, ma è aperto a tempo indeterminato, è offerto dal Capogruppo del Carroccio Ettore Fusco in collaborazione con Sport Padania, Opera Sicura e la Sezione cittadina della Lega Nord.

sabato 3 novembre 2007

COMUNICATO STAMPA: A SPASSO PER LA CITTA'

L'iniziativa sembra sia destinata ad avere un gran successo poiché sono gli operesi a chiederne la promozione attraverso Opera Sicura. Dobbiamo riappropriarci del nostro Paese e vivere le strade, le piazze ed i parchi che incorniciano le nostre abitazioni. Da ieri sera infatti siamo tornati a passeggio per le strade operesi come ai tempi del Presidio quando centinaia di operesi, ogni giorno, si avvicendavano in un importante controllo del territorio che ha portato, grazie alla semplice presenza dei cittadini, al rispetto della legalità. Adesso torniamo ad avere un appuntamento fisso con la nostra coscienza civica, un impegno limitato nel tempo che produrrà maggiori garanzie di sicurezza per i concittadini che chiedono una presenza più assidua delle Forze dell'Ordine e soprattutto la promessa del rispetto di un "Patto di Legalità nostrano". Le istituzioni devono impegnarsi a sottoscrivere un patto, proprio come quello che hanno fatto sottoscrivere ai rom di Opera per primi esportandone poi l'esempio. Bene, questa volta vogliamo che a promettere di rispettare le leggi siano proprio quelle istituzioni preposte a farle rispettare dagli altri. Rispettare una legge non significa solo non rubare, non picchiare la moglie o non far mendicare il proprio figlio. Rispettare la legge può anche significare arrestare i malviventi, identificarli, processarli ed espellerli.
Opera Sicura è scesa in campo con tutti i suoi mezzi ed annuncia battaglia aperta a chi non rispetta o non fa rispettare le leggi. Nessuna ostilità particolare verso alcuna etnia ma dura lotta a tutte le situazioni di illegalità gestite da italiani o stranieri.
Quello che ci prefiggiamo è la riconquista di un diritto fondamentale di ogni Popolo. Quello di sentirsi protetto dal proprio Governo e noi a Opera dobbiamo ricreare le condizioni tali per cui i cittadini possano sentirsi sicuri grazie ai tutori dell'ordine preposti.

venerdì 2 novembre 2007

COMUNICATO STAMPA: LUTTO PER GIOVANNA REGGIANI

Lo Stato proclami il lutto nazionale per una connazionale uccisa barbaramente da uno straniero abusivo con la complicità delle istituzioni latitanti sui temi della sicurezza e dell'immigrazione incontrollata. Ci fanno letteralmente schifo, e termine più appropriato ci è difficile trovarlo, i politici italiani che non muovono un dito per dare ai propri connazionali almeno i diritti che vengono riconosciuti a barbari che occupano il nostro suolo senza essere degni neppure di mangiarne la polvere. Tutti, da destra a sinistra, si affannano a rimpallarsi le colpe di un omicidio che non sono da imputare solo a quel rom, che sarà presto libero di tornare a delinquere, ma vanno equamente distribuite ai sindaci romani che hanno permesso il degrado di Tor di Quinto, ai governanti di Roma ladrona che mangiano proprio in quella città ed a tutti coloro che permettono a gente abusiva di occupare illegalmente anche un solo centimetro quadrato della nostra nazione.
Opera Sicura è con la famiglia di Giovanna Reggiani. Siamo estremamente vicini al marito della Signora Giovanna, un servitore dello Stato tradito dalla bandiera che invece lui, Ammiraglio della Marina Militare, serve con dignità ed onore.
Purtroppo le fanfare di regime sono arrivate a suonare la musica dell'interventismo e della tolleranza zero, dopo l'ennesima vittima dell'inefficenza di Stato, ma domani dimenticheranno quanto accaduto e torneranno a parlare di quanto siano utili all'Italia gli stranieri e di quanto sia giusta l'integrazione che dobbiamo favorire a costo delle vite umane dei nostri cari.
E' una vergona dinanzi la quale è difficile trovare le giuste parole. L'unica certezza è che dobbiamo chiedere scusa alle vittime di queste vili aggressioni cui sono sottoposti tutti i giorni troppi uomini e donne innocenti. Dobbiamo chiedere scusa poiché se ci ribellassimo ciò non accadrebbe. Ma sono passati i tempi delle rivoluzioni!

mercoledì 31 ottobre 2007

COMUNICATO STAMPA: LE ILLAZIONI DELL’ASSESSORA PROVINCIALE CORSO

Opera, 31 ottobre 2007
Nella trasmissione di Telenova “linee d’ombra” di ieri sera 30 ottobre 2007 l’Assessora Provinciale Corso si è lasciata andare a velate illazioni su quanto alcuni operesi presenti alla trasmissione avrebbero fatto, nel suo immaginario, la sera del 21 dicembre 2006 in occasione del rogo delle tende destinate ad ospitare un campo nomadi a Opera.
Non avendo argomenti da contrapporre alla rabbia dei cittadini esasperati dall’atteggiamento delle istituzioni e, in particolare, di questi politici di estrema sinistra che si vestono da rom e portano la propria solidarietà ai campi nomadi, la Corso ha dovuto esibirsi in un show tutto suo dove, innanzitutto ha dichiarato che a Opera stava funzionando il progetto di integrazione dei rom dimostrando proprio che il progetto non era temporaneo, dopo di ché ha contestato la presenza di alcuni operesi al presidio di Treccani degli Alfieri dove, forse la Comunista Italiana non sa che, a cinque kilometri da Opera si vive l’ulteriore disagio legato alla presenza di un campo abusivo.
Avendoci convinto proprio del fatto che a Opera avremmo dovuto accettare il campo per essere immuni dalle scorribande dei rom i quali, secondo questi esperti da poltrona, delinquono sempre lontani da dove risiedono, ci domandiamo come mai la Corso non capisce che i rom di un campo a cinque kilometri dal nostro paese ci possano preoccupare.
L’Assessora Provinciale non è nuova ad esternazioni che riguardino Opera e quanto è accaduto nei mesi del presidio. In particolare la Signora Corso, rimproverando quei cittadini che “sbagliano vedendo delinquenti dappertutto”, citava tre mesi fa l’attesa dell’esito del procedimento aperto presso la magistratura di Milano, per il quale il Capogruppo operese Ettore Fusco della Lega Nord sarebbe indagato per istigazione a delinquere a proposito dell’incendio al campo rom di Opera, quasi fosse una conferma delle sue considerazioni sulla gravità delle posizioni di chi crede di “risolvere il problema fomentando odio e discriminazione”.

martedì 30 ottobre 2007

COMUNICATO STAMPA: OPERA GAGIA AL SAN FEDELE

Opera, 30 ottobre 2007
Apprendiamo dai quotidiani che questa sera all’Auditorium San Fedele i gesuiti dell’associazione “Popoli” organizzano la proiezione del film documentario Opera Gagia. Documento prodotto dalla Provincia di Milano che tratta il tema dell’immigrazione e dell’integrazione dei rom nella nostra città ricostruendo l’evento che ha trasformato il modo di porsi, dinanzi alla questione campi nomadi, di un intera nazione.
Dopo la proiezione si terrà un dibattito cui parteciperanno oltre al regista Antonio Bocola, Tommaso Vitale, docente di Sociologia nell’Università di Milano Bicocca, esponenti dell’associazionismo e rappresentanti delle comunità rom di Milano.
Ovviamente gli organizzatori si sono guardati bene dall’invitare, non volendo certo fare informazione ma propaganda politica, qualche operese che il presidio l’ha vissuto.
Naturalmente Opera Sicura, l’associazione nata dal Presidio di Opera, deplora un simile atteggiamento da parte di chi si professa portatore di verità, addirittura assolute nel caso specifico, sottolineando come certe istituzioni cui siamo anche noi devoti perdano di credibilità per allinearsi a chi vuole gestire un fenomeno illegale per meri interessi terreni che mal si sposano, in particolare, con quelli della Chiesa.

mercoledì 24 ottobre 2007

COMUNICATO STAMPA: LA GIUSTIZIA E' LIBERA DI COLPIRE ANCORA, UN ONESTO.

BORGHEZIO : A STRASBURGO LA "CASTA" DEI PARTITI CENTRALISTI CONSEGNA L'ONESTO GOBBO NELLE MANI DEI MAGISTRATI POLITICIZZATI

Il voto con cui l'Aula di Strasburgo ha prima respinto la richiesta, formulata da un altro gruppo, di rinvio in commissione giuridica dell'esame della posizione dell'On. Gobbo - richiesta in quanto all'epoca dei fatti imputatigli (inchiesta Papalia) non era ancora europarlamentare - e, successivamente, il voto contrario alla concessione dell'immunità per questi stessi fatti, dimostrano due cose.
Primo che, nella democrazia europea, non viene tutelata la libertà politica e di espressione di chi combatte con le mani pulite ed assumendosi piena responsabilità delle proprie parole e delle proprie azioni, infrangendo un principio fondamentale della civiltà giuridica europee;
Secondo, che la "casta" politica, arroccata nella difesa dei propri interessi, è pronta a difendere magari chi commette atti disdicevoli dal punto di vista della pubblica amministrazione e della correttezza, mentre è pronta ad avallare la persecuzione politica, da parte di magistrati politicizzati contro chi si batte per la libertà del suo popolo.
Invito i Patrioti Padani ad esprimere una calorosa e piena solidarietà al grande Patriota Gian Paolo Gobbo.
Con queste parole, dell' Europarlamentare Mario Borghezio, abbiamo appreso che l'Onorevole Veneto Gian Paolo Gobbo è stato ingiustamente lasciato in mano alla magistratura italiana che perseguita ancora chi si macchia di reati assurdi che dovrebbero essere cancellati in quanto limitativi della libertà di parola. In Italia tali reati sono, oltretutto, tanto più gravi quanto più commessi da persone lontane dal mondo della sinistra. Sinistra garantista quando si tratta di salvare ministri, deputati o senatori della propria parte politica, forcaiola invece quando si tratta di colpire onesti e valorosi combattenti, armati solo della propria voce e del coraggio dei giusti, per la libertà delle genti del Nord. Opera Sicura ed Ettore Fusco, in prima persona, sono vicini al Sindaco veneto di Treviso vittima dell'ennesima ingiustizia perpetrata, questa volta dal Parlamento Europeo, nei confronti della voce della coscienza popolare. Affligge soprattutto la consapevolezza che l'Europa dei Popoli resterà per sempre un utopia a vantaggio di una comunità di potenti che occupa nazioni complici, corrotte e corruttibili a fini meramente economici e di amministrazione spiccia. In questo panorama l'Onorevole Gian Paolo Gobbo viene colpito per non avere commesso alcun reato riconoscibile da una comunità democratica quale dovrebbe essere quella del Parlamento di Strasburgo e, letteralmente, gettato in pasto al Giudice Papalia.
Dopo i sette anni di prigione del "Bepìn" Segato per "l'assalto" al campanile di San Marco a Venezia, la condanna di Tosi e dei suoi militanti di Verona per aver chiesto di non vivere accanto agli zingari, dopo le decine di parlamentari leghisti vittime di svariate angherie politiche necessarie a tappare qualche bocca e dopo, infine, analoga sorte preannunciata per il Consigliere operese Fusco, colpevole di avere sostenuto una causa popolare contro un campo nomadi, si torna a colpire in alto. L'Onorevole Gobbo rappresenta la dedizione per la causa autonomista del Popolo Veneto. Colpirlo è indispensabile per qualcuno.
Onore a Gian Paolo Gobbo, libero federalista veneto.

venerdì 19 ottobre 2007

LA LEGGE LEVI - PRODI E LA FINE DELLA RETE

Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ha scritto un testo per tappare la bocca a Internet.
Il disegno di legge è stato approvato in Consiglio dei ministri il 12 ottobre. Nessun ministro si è dissociato. Sul bavaglio all’informazione sotto sotto questi sono tutti d’accordo. La legge Levi-Prodi prevede che chiunque abbia un blog o un sito debba registrarlo al ROC, un registro dell’Autorità delle Comunicazioni, produrre dei certificati, pagare un bollo, anche se fa informazione senza fini di lucro.
I blog nascono ogni secondo, chiunque può aprirne uno senza problemi e scrivere i suoi pensieri, pubblicare foto e video. L’iter proposto da Levi limita, di fatto, l’accesso alla Rete. Quale ragazzo si sottoporrebbe a questo iter per creare un blog?
La legge Levi-Prodi obbliga chiunque abbia un sito o un blog a dotarsi di una società editrice e ad avere un giornalista iscritto all’albo come direttore responsabile. Il 99% chiuderebbe. Il fortunato 1% della Rete rimasto in vita, per la legge Levi-Prodi, risponderebbe in caso di reato di omesso controllo su contenuti diffamatori ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale. In pratica galera quasi sicura.
Il disegno di legge Levi-Prodi deve essere approvato dal Parlamento. Levi interrogato su che fine farà il blog di Beppe Grillo risponde da perfetto paraculo prodiano: “Non spetta al governo stabilirlo. Sarà l’Autorità per le Comunicazioni a indicare, con un suo regolamento, quali soggetti e quali imprese siano tenute alla registrazione. E il regolamento arriverà solo dopo che la legge sarà discussa e approvata dalle Camere”. Prodi e Levi si riparano dietro a Parlamento e Autorità per le Comunicazioni, ma sono loro, e i ministri presenti al Consiglio dei ministri, i responsabili.
"Se passa la legge sarà la fine della Rete in Italia. Il mio blog non chiuderà, se sarò costretto mi trasferirò armi, bagagli e server in uno Stato democratico" questo è il commento di Beppe Grillo, un comico che con il suo Blog sta uccidendo la classe politica italiana, ma noi che siamo semplici cittadini, comitati, associazioni, volontari, religiosi, sportivi e chi più ne ha più ne metta... che fine faremo? imbavagliate vittime sacrificali all'altare della libertà di pensiero svanita nel nulla?
Ps: Chi volesse esprimere la propria opinione a Ricardo Franco Levi, prima che sia troppo tardi e diventi reato anche inviare e-mail, può scrivergli a: levi_r@camera.it
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martedì 16 ottobre 2007

COMUNICATO STAMPA: NO AL DAZIO DI MILANO

Facciamo pagare il Dazio a chi esce da Milano ed attraversa il nostro paese... vediamo se la Moratti considera ancora valido il provvedimento che intende prendere.
Opera, 16 ottobre 2007
Opera Sicura manifesta con i verdi del sud Milano questa mattina a Noverasco, frazione di Opera a confine con Milano, contro l’istituzione dei ticket d’ingesso alla città fortemente voluti dalla Giunta meneghina del Sindaco Letizia Moratti. Il problema dell’inquinamento non lo si risolve facendo cassa a danno dei cittadini obbligati a recarsi nel capoluogo, dipendendo da esso per tutta la burocrazia che le leggi impongono, per qualsiasi pratica da svolgere e per il proprio lavoro. Molti lavoratori utilizzano il mezzo privato poiché inadeguata la rete dei trasporti pubblici e la Moratti non può prendere questa scusa per piazzare un’ulteriore gabella, dopo le telecamere sparse in tutta la città e l'aumento dei biglietti ATM, per penalizzare chi va suo malgrado a Milano.
A differenza dei verdi, di cui apprezziamo questa azione di protesta cui ci siamo aggregati, siamo però fermamente contrari anche alla sola ipotesi di pagare qualcosa per entrare in città ed il dazio simbolico istituito all’altezza del carcere di Opera simboleggia per noi proprio quello che accadrà se viene attuato il ticket d’ingresso: Un pedaggio in uscita che tutti i milanesi, che vorranno attraversare il territorio comunale operese, dovranno pagare. Il carcere operese rappresenta invece il luogo dove dovrebbero soggiornare gli amministratori incapaci che pensano solo alle gabelle con cui vessare i padani che cominciano ad averne piene le scatole.

giovedì 11 ottobre 2007

T-RED PIEVE EMANUELE: PRONTI I RICORSI DELLA LEGA NORD. SCOMPIGLIO NELLA MAGGIORANZA.

Sono finalmente pronti i ricorsi contro le famigerate multe ai semafori di Pieve Emanuele. La sezione cittadina della Lega Nord di Pieve Emanuele, avvalendosi della consulenza super-parte degli avvocati Chiusolo e Marino di Pavia, ha finalmente messo a disposizione il testo del ricorso. "I legali da me consultati, afferma il responsabile della sezione di Pieve Emanuele Antonelli Pier Paolo, dopo un intenso lavoro di studio della documentazione prodotta dalla cittadinanza e dalla amministrazione comunale di Pieve Emanuele, e dopo svariati sopralluoghi ove sono ubicati i famigerati T-Red, hanno finalmente redatto i due modelli di ricorso da utilizzare. Chi presenta il ricorso non può cumulare quello al Giudice di Pace a quello al Prefetto, ma deve scegliere. Nel caso in cui decida per quello al Prefetto, se quest'ultimo dovesse rigettarlo, è possibile fare opposizione al Giudice di Pace. Se si decide per il Giudice di pace, in caso di rigetto è possibile fare appello in Tribunale. Inoltre, se si ricorre presso il Prefetto di Milano, è sufficiente inviare loro tramite raccomandata con ricevuta di ritorno il ricorso in originale e gli atti che si producono, tenendo una copia di tutto, mentre, per quanto riguarda il Giudice di Pace o si deposita l'originale del ricorso e degli atti + 3 copie, oppure si invia il tutto anche a loro tramite raccomandata con ricevuta di ritorno. Sono convinto che l’impegno della Lega Nord, prosegue Pier Paolo Antonelli, sarà gradito dalla cittadinanza e dimostra che il mio movimento si pone prima di tutto a favore della popolazione, al di là degli schieramenti politici, nonostante le aspre critiche ricevute da taluni esponenti di maggioranza e il tentativo di oscurare i buoni propositi del Carroccio". Le copie dei ricorsi sono disponibili sul blog http://www.leganordopera.blogspot.com/.
Tutti attendono l’esito dei ricorsi presentati mentre nella maggioranza pievese si è ora creata una spaccatura che rischia di anteporre la Lega Nord al resto degli alleati di governo.

martedì 9 ottobre 2007

ECCO DOVE FINISCONO LE AUTO RUBATE DAI ROM

Quante volte ci siamo domandati che fine fanno le nostre auto quando vengono rubate? Alcune le abbiamo ritrovate in Via Bonfadini, alle spalle dell'ortomercato, dove un paio di famiglie rom con le proprie roulotte custodiscono questo autoparco irregolare all'interno di un piazzale che confina con l'accampamento dei nomadi di origine italiana proprio dietro il muro di cinta.
In luoghi come questo vengono portate le nostre auto appena sottratteci e smontate per poi essere rivendute come pezzi di ricambio ai carrozzieri o agli autoricambisti compiacenti.
Vi è anche una vendita al dettaglio a gente comune, senza scrupoli, che non si rende forse conto di commettere il reato di ricettazione recandosi dal "rottamaio abusivo".
Questo malcostume deve finire, non è accettabile che a Milano vi possano essere simili luoghi tollerati dalle istituzioni che è impensabile non si rendano conto che esistono cataste di auto ammassate in prossimità di campi nomadi.
Da Opera Sicura la solidarietà ai cittadini vittime di quanto accade a causa delle carenze dello Stato.
PS: chi dovesse riconoscere la propria macchina nella foto la può recuperare in Via Bonfadini, a Milano.

domenica 7 ottobre 2007

LA VERGOGNOSA SENTENZA PER I QUATTRO MORTI DI APPIGNANO DEL TRONTO.

C'è tensione e rabbia ad Appignano del Tronto dopo la condanna a sei anni e mezzo per Marco Ahmetovich. Il rom che lo scorso aprile ubriaco, alla guida del suo furgone, travolse e uccise 4 ragazzi, non farà un giorno di carcere, ma sarà ospitato in un residence a Grotta a Mare in provincia di Ascoli Piceno. "Ti uccideremo" gli hanno urlato gli amici delle quattro vittime a cui il rumeno ha spezzato le vite ed i cui genitori sono comprensibilmente sconvolti ed esterrefatti. E' come se gli avessero ucciso per la seconda volta i figli. Marco Ahmetovich, da un campo nomadi irregolare, beneficerà dell'ospitalità in un residence in riva al mare per sei anni e mezzo, salvo buona condotta ed indulto... proprio una bella vacanza premio. QUESTA NAZIONE E' UNA VERGOGNA!
QUESTA NON E' L'ITALIA CHE CI HANNO LASCIATO I NOSTRI PADRI. NON POSSIAMO LASCIARE AI NOSTRI FIGLI UN PAESE SENZA DIGNITA'. DOBBIAMO TORNARE AD ESSERE PADRONI A CASA NOSTRA, E' UN DOVERE MORALE!

sabato 6 ottobre 2007

No Termovalorizzatore a Opera. Petizione online.

No Termovalorizzatore nel sud Milano Petition
La raccolta firme su modello cartaceo prosegue presso la sede di OPERA SICURA contattabile via e-mail operasicura@libero.it o telefonicamente al 3481311083. Inoltre sono scaricabili i modelli, per poter raccogliere sottoscrizioni anche tra parenti e conoscenti, cliccando su: http://leganordopera.blogspot.com/2007/07/no-inceneritore-scarica-i-moduli-per-la.html

martedì 25 settembre 2007

COMUNICATO STAMPA: SE PASSANO DA OPERA CI INVENTIAMO I PRESIDIANTI CONTROLLORI.

Opera, 25 settembre 2007
Ogni giorno Don Colmegna ne dice una delle sue. Questa volta si è inventato il pullman dei rom che girerà Milano per un mese.
Il Parroco che ha dimenticato gli italiani ed ha fatto dei rom la sua missione ne ha escogitata un’altra. Se non fosse blafemo oseremmo dire che ne sa una più del diavolo. I rom sgomberati da San Dionigi vivranno un mese in bus in modo tale che - secondo il Don dei Rom - tutti capiranno che serve una soluzione.
Per evitare fiaccolate e presidi ovunque arrivi il prete con il suo carico di nomadi questa volta l’ha pensata buona. Difficile ipotizzare un pullman di presidianti che corra dietro quello dei rom attraversando tutta la città, sarebbe scomodo ed il vin brulè finirebbe inevitabilmente in terra ad ogni curva.
Auguriamo quindi buona fortuna a Don Colmegna avvisandolo che se il suo pullman passerà da Opera troverà degli inflessibili presidianti controllori che chiederanno i biglietti agli occupanti del bus.
Visto che all’ATM è oramai pratica archiviata quella di chiedere il ticket a chi non è italiano farebbe più scalpore di ogni altro presidio.
Concludiamo ricordando a Don Colmegna, che cita i rom di Opera spesso, che il nostro paese non ha adottato nessuno. Se vuole parlare di persone che secondo lui vivono in appartamenti pagando addirittura l’affitto citi i rom di Don Colmegna e lasci in pace la nostra comunità. Anche perché i rom che erano ospiti a Opera sono stati almeno per la metà espulsi dal parroco quando questi hanno violato il Patto di Legalità. Come fanno adesso a vivere tutti in appartamenti ed avere un lavoro? Li ha forse perdonati e reintegrati? E se così fosse, allora a cosa serve il Patto di Legalità se lo si può violare?

sabato 22 settembre 2007

COMUNICATO STAMPA: OLTRE 300 CITTADINI AL PRESIDIO DI PIEVE PORTO MORONE

Opera, 22 settembre 2007
Ottima la risposta della gente ieri sera a Pieve Porto Morone dove Volontari Verdi e Opera Sicura hanno contribuito a mantenere viva la protesta dei cittadini stanchi dei soprusi e delle violenze subite da istituzioni e mass media.
L'Europarlamentare Mario Borghezio ha aperto la serata, dopo avere presidiato con i pievesi, dando pieno appoggio al popolo del presidio che si è trovato ad affrontare una simile emergenza.
Le decisioni prese dall'alto non piacciono a nessuno tanto meno in una località di cinquanta anime che si è ritrovata una mattina con cinquantaquattro rom come vicini di casa.
L'Onorevole ha promesso una mobilitazione della macchina organizzativa della Lega Nord per finanziarie opere all'interno della casa della curia che oggi ospita i nomadi al fine di trasformarla in qualcosa di utile alla gente, una casa di riposo, un centro per i giovani, quello che il Sindaco Angelo Cobianchi ritenga più utile alla sua gente. Il Sindaco si è meritato l'elogio di Borghezio in quanto a differenza di altri, ad esempio quello di Opera, si è schierato con i cittadini contro la prepotenza delle istituzioni.
Su questa stessa linea l'intervento di Ettore Fusco, Opera Sicura, che ha sollecitato la presenza assidua al presidio; non tanto per dimostrare contro gli ospiti della curia quanto per dare un segnale forte alle istituzioni che hanno passato il limite. Non è accettabile che il Sindaco del Comune più grande si imponga con l'aiuto del Prefetto sui piccoli centri dell'hinterland.
Infine, il presidiante di Opera accompagnato da una decina d'altri operesi, ha aspramente criticato la stampa che diffama i pievesi inventandosi di tutto ed il Prefetto di Pavia che s'è fatto beffa dei pavesi ospitando una famiglia rom con un operazione di pura demagogia. Il Prefetto infatti ha ospitato questa famiglia nella foresteria della Prefettura. Non a casa sua. Quindi il carico degli ospiti del Prefetto è solo ed esclusivamente sulle spalle dei contribuenti.La serata s'è chiusa in anticipo per impegni televisivi dell'Europarlamentare mentre gli altri cittadini sono rimasti a presidiare fino a notte fonda.
(Foto: Fusco con Borghezio ed il Sindaco pievese Angelo Cobianchi)

giovedì 20 settembre 2007

COMUNICATO STAMPA: LA SICUREZZA NON E’ RAZZISMO.

Opera, 20 settembre 2007
“Vogliamo sicurezza e non per questo siamo fascisti e razzisti.” Questa l’unica replica al Consigliere Regionale lombardo Luciano Muhlbauer che ha definito Opera Sicura “una creatura dei settori più retrivi della Lega” ed i suoi metodi “neofascisti e razzisti”. Le persone che collaborano con Opera Sicura non sono affatto quei “professionisti dell’odio e della xenofobia” di cui parla il Consigliere di rifondazione comunista ma bensì cittadini che hanno a cuore l’interesse della gente. In particolare muovono un’istanza di sicurezza alle istituzioni che non possono restare sorde al grido d’aiuto che parte dal popolo.
Il Consigliere Muhlbauer con queste sue espressioni pregne di odio, violenza e discriminazione non fa altro che alimentare tensioni sociali nella cittadinanza, che si riconosce nei diversi schieramenti politici, e può solo portare a conflitti tra estremisti di destra e di sinistra da cui Opera Sicura è equamente distante.
Ettore Fusco, il Consigliere Comunale della Lega Nord cui Muhlbauer indirizza le pesanti accuse, è Capogruppo della Lega Nord al Comune di Opera e siede sui banchi di opposizione alla giunta di centrosinistra svolgendo il proprio dovere istituzionale senza alcun eccesso estremistico né violento.
Mai è stato discriminato alcuno nella politica della Lega Nord che anzi mira a difendere una minoranza di fatto, i padani, sempre più sottomessa a logiche clientelari ed affaristiche che oggi privilegiano nuove forme di favoritismo per quella forte componente di immigrati, più o meno clandestini, che rappresenta gli elettori del prossimo futuro e la manovalanza dei fomentatori di disordine sociale.
Per quanto riguarda la presenza di venerdì sera a Pieve Porto Morone dell’Europarlamentare Mario Borghezio e di qualche operese, con un senso civico tale da non pensare che i problemi finiscano dopo lo zerbino di casa propria, il Consigliere Regionale di rifondazione dovrebbe solo prendere lezione di umiltà e solidarietà tanto dall’Europarlamentare quanto dai cittadini che stanno sacrificando la propria vita per una legittima protesta a favore della sicurezza.
Quando la sinistra capirà che sicurezza non è sinonimo di fascismo e che l’ordine va tutelato dai governi di qualsiasi colore politico forse il paese vivrà tempi migliori. Nel frattempo continuiamo le proteste pacifiche per la legalità a sostegno anche della libertà di manifestare senza essere tacciati di fascismo, razzismo e xenofobia.
leggi il comunicato di Muhlbauer cliccando su:

mercoledì 19 settembre 2007

COMUNICATO STAMPA: BORGHEZIO AL PRESIDIO DI PIEVE PORTO MORONE

Opera, 19 settembre 2007
“Alziamo la voce” è il nome dato all’operazione in programma alle ore 21.00 di venerdì 21 settembre nella piccola frazione Casoni di Pieve Porto Morone.
Su iniziativa congiunta della Lega Nord pievese, dei Volontari Verdi e del Comitato Opera Sicura giunge l’Europarlamentare Mario Borghezio al presidio cittadino che contesta l’insediamento dei nomadi sgomberati dall’area ex Snia di Pavia.
Stanchi dei soprusi perpetrati dalle istituzioni, nei confronti degli inermi cittadini, si mobilitano le camicie verdi di Borghezio per mandare un segnale al Prefetto di Pavia affinché rimuova quanto prima l’insediamento dei rom a Pieve Porto Morone inserito in un contesto assolutamente inidoneo ad accoglierlo.
Opera Sicura esce dai propri confini territoriali, di un paese del milanese che ha subito la violenza di un campo nomadi questo inverno, ed allarga i propri orizzonti di lotta per la legalità e la sicurezza svincolandosi da chiusure e limitazioni per un problema su scala nazionale che va risolto alla radice.
Al Presidio di Pieve Porto Morone, nella frazione Casoni, venerdì sera sono previsti molti cittadini stanchi di essere le vittime sacrificali della demagogia e degli interessi di chi alimenta fenomeni di illegalità diffusa.

martedì 18 settembre 2007

APPIGNANO: Travolse ed uccise quattro ragazzini. Libero!

Appignano (Ascoli Piceno). Sono stati concessi gli arresti domiciliari al rom ubriaco che falciò con un furgone cinque ragazzi in motorino di cui quattro, tra sedici e diciotto anni, persero la vita. Marco Ahmetovic, questo il nome del rom, trascorrerà le sue giornate ospitato nella casa di un cittadino italiano fino al processo aggiornato al 5 di ottobre.
Giorni fa al giovane Rom, con qualche precedente per reati contro il patrimonio e che guidava ubriaco ad altissima velocità tanto che sul furgone è stata trovata la quinta marcia innestata, è stato notificato in carcere anche l'avviso di garanzia per una rapina ad un ufficio postale.
Siamo esterrefatti della leggerezza con cui vengono trattati simili temi sprezzanti del sentimento comune degli appignanesi ma anche degli italiani tutti che gridano, se non vendetta, almeno giustizia. Quattro giovani vite spezzate beffate dagli arresti domiciliari per un criminale che oltretutto una domicilio neppure l'ha mai avuto. Qualcuno però s'è offerto di ospitarlo in casa, probabilmente qualche comunità di un associazione caritatevole che succhia contributi allo Stato e che farà certamente stare il rom meglio di come viveva nel campo.
Quattro giovani sono morti ed il loro assassino dopo soli cinque mesi beneficia degli arresti domiciliari. Non è un sentimento di vendetta quello che muove l'indignazione della gente onesta ma la consapevolezza che senza Giustizia questa società è destinata a deteriorarsi fino al punto di trasformarsi in una giungla dove ciascuno potrà delinquere a proprio piacimento con la certezza di non essere punito mentre le vittime, quindi la gente onesta e tranquilla, saranno costrette ad armarsi ed a prendere il posto di chi dovrebbe garantirci la sicurezza. Sono anni che sentiamo dirci dalle forze dell'ordine che non è colpa loro se i ladri e gli assassini vengono scarcerati da un magistrato il giorno dopo l'arresto. Oramai Carabinieri e Polizia neppure intervengono più quando occorre per evitare rischi ripagati dal rilascio dei delinquenti. Come dargli torto. Ma se anzichè smettere di fare il proprio dovere facessero partire indagini contro chi fa le leggi inique e contro chi non applica le poche giuste... forse avrebbero davvero fatto il proprio dovere fino in fondo. Almeno loro. (foto Ansa)

venerdì 14 settembre 2007

COMUNICATO STAMPA: MAI PIU’ SCIOPERI DELLA FAME PER DON COLMEGNA

Opera, 14 settembre 2007
Apprendiamo dai giornali che Don Virginio Colmegna, il parroco della Caritas in prima linea nell’aver cercato di portare i rom a Opera nel dicembre scorso, ha terminato oggi il suo digiuno a favore, neanche a dirlo, dei rom sgomberati da Via San Dionigi.
Dalle stesse fonti riceviamo una dichiarazione di Don Virgilio che illustra le sue nuove strategie di aiuti basati su contributi, cooperative e case secondo cui, per mostrare la bontà delle tesi sostenute, afferma: “Ricordate quelli di Opera, che poi avevamo ospitato noi? - dice il Parroco - Bene: adesso tutti lavorano e da tempo vivono con le loro famiglie in appartamenti dove pagano regolarmente l’affitto. La condizione però - prosegue Don Colmegna - è che nessuno deve sapere chi sono e da dove vengono”.
Strane affermazioni quelle di Don Colmegna, soprattutto in virtù del fatto che nel campo di Opera c’erano settanta persone di cui trenta bambini. Una famiglia fu allontanata direttamente da Opera avendo violato subito il Patto di Legalità mentre altri ventiquattro rom furono messi su due pullman diretti in Romania avendo anche loro contravvenuto alle regole sottoscritte per essere ospiti di Don Colmegna al Parco Lambro.
Questi ultimi, oltretutto, all’inizio del viaggio che li avrebbe dovuti vedere giungere in Romania, hanno fermato gli autisti dei due pullman e prelevato i soldi che sarebbero serviti al viaggio stesso dileguandosi poi nelle campagne di San Donato Milanese prima ancora di varcare il casello dell’autostrada.
Praticamente la metà dei rom di Opera e stata espulsa e, indipendentemente dalla fine che poi abbiano fatto, sono stati allontanati dalla Caritas che li ha abbandonati al loro destino in altri campi abusivi.
Adesso, passi per la questione dell’anonimato che potrebbe essere un idea geniale di Don Colmegna, e non un modo per rendere ancora più incontrollabile il fenomeno della clandestinità e del business degli aiuti, ma affermare che tutti i rom di Opera adesso lavorano e vivono in appartamenti dove pagano l’affitto mi sembra proprio un azzardo considerando che, almeno la metà, sono stati allontanati proprio dalla Caritas per avere violato il Patto di Legalità senza permetterne il rientro.
Don Colmegna non faccia più scioperi della fame se questi sono i risultati. Di politici che straparlano ne abbiamo già molti, non scomodiamo anche la curia per simili favole palesemente fasulle.

giovedì 13 settembre 2007

PRESIDIO di PIEVE PORTO MORONE. Noi ci siamo!

Gli operesi sono solidali con chi lotta per il rispetto della legalità. Siamo con i pievesi dell'hinterland di Pavia che presidiano giorno e notte l'accampamento di nomadi che il Sindaco pavese ha voluto piazzare alla cascina Gandina incurante dell'impatto che questo avrebbe avuto sulla popolazione residente.
Il comunicato stampa su: www.presidiodiopera.blogspot.com

mercoledì 12 settembre 2007

TUTTI A PIEVE PORTO MORONE!

Questa sera il Presidio di Opera si sposta in quel di Pieve Porto Morone dove il Comune di Pavia ha confinato i rom di cui si voleva liberare senza fare i conti con i cittadini locali. Ritrovo e partenza da Opera presso il parcheggio della ex coop alle ore 20.00

MARCIA ANTI ISLAM, FERMATO BORGHEZIO. ITALIA PROTESTA

(di Danila Clegg - ANSA) - Diventa un caso diplomatico il fermo di Mario Borghezio, eurodeputato della Lega, rimasto per circa sei ore in una cella del palazzo di giustizia di Bruxelles. La sua detenzione, conclusasi nel tardo pomeriggio, ha fatto scattare la protesta formale della Farnesina, per la violazione dell'immunità parlamentare del capodelegazione del Carroccio al parlamento europeo. La detenzione dell'europarlamentare, fermato insieme a qualche decina di aderenti del partito separatista fiammingo Vlaams Belang, in occasione della marcia contro l'islamizzazione dell'Europa, ha visto l'attivo interessamento del governo, dei rappresentanti diplomatici italiani presso il Belgio e le istituzioni europee, anche con un passo presso il Parlamento europeo e il suo presidente per far valere le prerogative come parlamentare dell'eurodeputato leghista.L'ambasciatore Rocco Cangelosi, rappresentante italiano presso la Ue, ha inviato una lettera al presidente del Parlamento europeo Hans Gert Poettering per esprimere la sua "più viva preoccupazione per il trattamento riservato dalle autorità di polizia belghe a Mario Borghezio in violazione delle prerogative e delle immunità concesse ai parlamentari europei". L'ambasciatore d'Italia presso il Belgio Sandro Maria Siggia ha chiesto di interessare l'Europarlamento in modo che faccia valere le prerogative di Borghezio come europarlamentare. Il governo, anche attraverso il ministero delle politiche europee, si è interessato alla questione del fermo di Borghezio al quale, informano fonti del ministero, il capo di gabinetto, ha telefonato, subito dopo il rilascio, per rinnovargli l'interessamento del governo. La giornata di Borghezio è cominciata questa mattina a rondpoint Schuman, dove alcuni poliziotti hanno fermato, dopo averlo malmenato, il rappresentante del Vlaams Belang al Parlamento europeo Frank Vanhecke. "E' un europarlamentare. siamo europarlamentari. E' una vergogna", ha gridato più volte Borghezio, mentre Vanhecke veniva fatto salire a forza su un pullman blindato della polizia. Subito dopo Vanhecke è stato fatto salire a bordo Borghezio, che ha denunciato i maltrattamenti ai quali sono stati sottoposti i fermati. Fermato anche il leader del Vlaams Belang Filip Dewinter. Subito dopo il piazzale antistante la Commissione Ue e il Consiglio, cuore del quartiere comunitario, è stato pesantemente presidiato dalle forze dell'ordine nel timore che la manifestazione contro l'islamizzazione dell'Europa, proibita dal sindaco di Bruxelles Freddy Thielemans, potesse spingersi fino a lì. Nel pomeriggio Mario Borghezio ha chiamato i giornalisti facendo sapere di essere rinchiuso in una cella, senza avere avuto spiegazioni da parte delle autorità belghe, mentre il sindaco in una conferenza stampa spiegava che l'europarlamentare "non ha ottemperato alle leggi". "La legge è legge e non ci sono differenze sia per un parlamentare belga o un italiano", ha aggiunto Thielemans. Per l'eurodeputato del Carroccio, in ogni caso, ha sottolineato il sindaco, si è trattato di "una privazione della libertà solo momentanea" a differenza dei leader fiamminghi, la cui posizione si dovrebbe aggravare nelle prossime ore per avere resistito alle forze dell'ordine. Al suo rilascio, Borghezio ha inveito contro 'l'Euro-arabià, spiegando che "qualcuno dovrà spiegare" perché non si sia consentito a un gruppo di europarlamentari di esprimersi "pubblicamente", nel giorno dell'anniversario delle torri gemelle, sull'islamizzazione e la minaccia del terrorismo. Numerose le proteste giunte da esponenti politici per il trattamento riservato a Borghezio dalla polizia belga. A condannare l'accaduto e chiedere un intervento formale del governo sono stati tra gli altri Carlo Giovanardi e Francesco Storace. Solidarietà anche da numerosi europarlamentari, in particolare da Giuseppe Gargani (Fi), Romano La Russa e Cristiana Moscardini (An) e Mario Mauro (FI) vicepresidente del Parlamento europeo.

martedì 11 settembre 2007

lunedì 10 settembre 2007

COMUNICATO STAMPA: POGROM E SOLDI. ANCHE IL MINISTRO INTERVIENE.

Opera, 10 settembre 2007.
Dopo il mattone contro la sede diocesana di Pieve Porto Morone che ospita i rom sfollati dall’ex Snia di Pavia sono intervenuti il segretario cittadino di rifondazione comunista che ha parlato di “intolleranza inammissibile” ed addirittura si è scomodato il Ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero sempre di rifondazione, definendo l’atto “un pogrom degno della Germania nazista”. Non ci sorprende la presa di posizione dei politici locali di rifondazione che ricalca il loro atteggiamento nazionale e che abbiamo imparato a conoscere anche qui a Opera. Infastidisce invece, non poco, il commento spropositato che denota una certa ignoranza da parte del Ministro Ferrero anche lui di rifondazione comunista. Al solito la Solidarietà Sociale è intesa solo verso gli immigrati ed, in particolare, verso i clandestini e coloro i quali vivono nell’illegalità. Mille euro sono stati donati infatti ad alcuni rom del campo pavese per tornare in Romania oppure raggiungere i propri parenti in altri campi della Lombardia. Non ricordiamo regali ai contribuenti italiani se non in un recente passato quando, il Ministro Maroni della Lega Nord, restituiva alle famiglie residenti in Italia un assegno di pari valore per la nascita del secondo figlio. Il Ministro Ferrero cita a sproposito un termine vergognoso di cui noi operesi abbiamo imparato a conoscere il significato a nostre spese. Prima di lui ne ha fatto una bandiera il presentatore Gad Lerner che parlava di pogrom anche in occasione della battaglia per la legalità fatta pacificamente a Opera e volta ad ottenere il rispetto della legge e l’inammissibilità di un campo rom irregolare nel paese alle porte di Milano. Ma se a Gad Lerner si poteva dare l’attenuante del fatto clamoroso e di enorme portata popolare culminato con l’involontario incendio della tendopoli, che avrebbe dovuto ospitare i nomadi, al Ministro non si possono dare scusanti. Ferrero non conosce evidentemente il significato del termine che utilizza né, tanto meno, la gravità della sua accusa che i magistrati dovrebbero perseguire ed il Presidente della Repubblica Napolitano utilizzare per chiedere a Prodi di sostituire Ferrero al Governo. Parlare di pogrom per un sasso contro una finestra di proprietà della Diocesi è un azzardo in quanto, con questo termine, si intendono le azioni violente contro la proprietà e la vita di appartenenti a minoranze politiche, etniche o religiose. A Pieve Porto Morone, con un sasso contro una finestra, come ad Opera con l’incendio della tendopoli vuota, non si è fatta alcuna azione violenta contro la vita di alcuna persona né contro la proprietà dei rom visto che, in entrambi i casi, i nomadi sono semplicemente ospiti di strutture non loro. L’aver parlato poi di pogrom nazista denota la stoltezza di un affermazione fatta di chi volutamente finge di non ricordare che i pogrom sono nati proprio nella Russia degli Zar dove le sommosse popolari antisemite e le successive devastazioni avvenute, con il consenso - se non con l'appoggio - delle autorità governative, hanno fatto scuola. Un Ministro della Repubblica, membro del Governo che l’estrema sinistra ricatta con i suoi scarsi ma fondamentali voti, non può permettersi di fare simili affermazioni dimenticando che, del Governo, fanno parte anche lui ed il suo partito.

venerdì 7 settembre 2007

COMUNICATO STAMPA: AIUTIAMO ALBUZZANO E PIEVE PORTO MORONE A RESISTERE

Opera, 7 settembre 2007.
Altri due comuni del pavese, Albuzzano e Pieve Porto Morone dell’hinterland nord orientale del capoluogo a sud di Opera, si trovano alle prese con la prepotenza di un Comune e di istituzioni che pretendono di governare anche l’altrui territorio. Così accade che un Sindaco, ieri la Moratti con noi operesi ed oggi la Capitelli di Pavia con i piccoli centri del suo hinterland, decide improvvisamente di essere funzionario di Governo, responsabile di Pubblica Sicurezza e forse, in un delirio di onnipotenza, Dio in persona. I Rom che occupavano abusivamente l’area dell’ex Snia a Pavia vengono pertanto trasferiti senza alcun preavviso in comuni molto piccoli per evitare che i residenti, padroni di casa, sappiano organizzarsi come accadde a Opera nel dicembre scorso. Grazie al cielo i sindaci di queste località che vengono considerate sicure, essendo scarsamente popolate su una vasta superficie verde, si stanno invece ribellando ed anziché trovare loro stessi un rimedio come fece il Sindaco Ramazzotti di Opera, che tentò di insediare il campo nomadi al centro del paese su ordine del Sindaco milanese suo datore di lavoro, questi sindaci vicini alla loro gente rispediscono tra le benedizioni dei cittadini e della Chiesa gli indesiderati ospiti abusivi da dove sono venuti. Opera Sicura è accanto ai cittadini di Torre d’Isola, di Pieve Porto Morone e di Albuzzano oggi ma anche di qualsiasi altra popolazione venga sopraffatta abusivamente dai Governi locali prepotenti ed arroganti. I Rom sono un problema nazionale che non si risolve spostando e moltiplicando gli accampamenti abusivi ma radendoli al suolo tutti. Sono cittadini europei? Bene, si comportino come tali e rispettino le leggi. Chi non lavora non è ospite gradito in Italia e nessuna Comunità Europea potrà mai condannare il nostro paese se procedesse con le espulsioni di delinquenti e nullafacenti per cui, invece, dall’Europa giungono accuse al nostro Paese per le condizioni in cui il Governo permette loro di vivere. L’unica soluzione è l’espulsione. Chi vorrà integrarsi ha tutto il tempo per trovarsi un lavoro ed una sistemazione abitativa consona al livello di vita civile proprio della nostra terra. Che nessuno obietti che sono poveri. I veri poveri lavorano, vi sono migliaia di badanti, muratori, carpentieri, falegnami, spazzini, ce ne sono a non finire. Il Rom ha più soldi di noi che lavoriamo dodici ore al giorno ma li utilizza al suo paese per costruirsi ville e mantenere famiglie di nullafacenti ingioiellate grazie alle razzie nelle nostre abitazioni. Sono tutti luoghi comuni? No, altrimenti sarebbe una leggenda anche un duplice omicidio come quello della coppia trucidata quest’estate a Treviso.

mercoledì 5 settembre 2007

COMUNICATO STAMPA: TORRE D’ISOLA COME OPERA, UN PAESE CONTRO I NOMADI.

Opera, 5 settembre 2007.
Un’altra rivolta cittadina è stata messa in atto contro una tentata imposizione di allocare un campo nomadi, questa volta da parte della Prefettura di Pavia, in un comune alle porte di Pavia.
Torre d’Isola, hinterland di Pavia, ha vissuto un esperienza analoga a quella operese del 21 dicembre scorso quando, dal Comune di Milano con il beneplacito di Prefettura e Provincia, hanno tentato di sistemare i rom sgomberati da un campo meneghino proprio nel comune di Opera.
Si sono vissuti attimi di tensione a Torre d'Isola dove era atteso un gruppo di un'ottantina di rom alla ricerca di una sistemazione dopo l'abbattimento nei giorni scorsi dell'ex Snia.
Il Prefetto pavese aveva infatti deciso di inviare gli immigrati nell'ex poligono di Santa Sofia, nel Comune alle porte del capoluogo. Ma la decisa reazione del sindaco di Torre d'Isola, Marco Bellaviti, e di numerosi residenti, ha impedito ai rom di arrivare. Il sindaco e gli abitanti si sono infatti sdraiati sulla strada per impedire il passaggio dei nomadi. Così, in serata, i rom sono stati ricaricati su camion e autobus per essere riportati a Pavia.
Agli abitanti di Torre d’Isola vanno i nostri complimenti per avere avuto il coraggio di protestare e manifestare pacificamente ma in modo determinato per tutelare il diritto all’autogoverno della propria terra ed il sacrosanto diritto alla sicurezza ed alla legalità.
Al Sindaco Marco Bellaviti va il più poderoso ringraziamento da parte di Opera Sicura per avere dimostrato all’Italia intera che non tutti i politici ricoprono incarichi ed occupano poltrone per fare esclusivamente i propri interessi. Il Sindaco di Torre d’Isola ha infatti sostenuto le proprie ragioni e quelle dei suoi concittadini incurante di eventuali rischi per la sua carriera politica o per eventuali richiami da parte del Prefetto.
Se Opera avesse avuto un Sindaco come Bellaviti, anziché Alessandro Ramazzotti, forse si sarebbero evitati due mesi di presidio e le manifestazioni con l’intero paese in piazza.
Gli operesi non dimenticano certo quello che Ramazzotti gli ha fatto passare come i cittadini di Torre d’Isola non dimenticheranno, invece, l’appoggio istituzionale ed umano ricevuto dal loro Sindaco.

martedì 4 settembre 2007

DON RENATO, IL PRETE DALLA PARTE DEI ROM COSTRETTO A LEVARE LE TENDE

di Cristina Bassi. PANORAMA. Lunedì 3 Settembre 2007
La Lega lo ha annunciato con un comunicato dai toni trionfanti: se ne va don Renato Rebuzzini, il parroco di Opera (cittadina di 14 mila abitanti alle porte di Milano). Che cosa lo aveva fatto finire nel mirino del partito di Bossi? Si era schierato a favore di un campo rom.
Lui, don Renato, 65 anni, non vuole neppure sentir parlare di quella storia. Giura che la decisione di cambiare parrocchia era già stata presa da tempo, dalla fine del 2006, e che non ha nulla a che vedere con le tensioni legate al campo rom della sua città. Dal primo settembre si è insediato nella nuova comunità pastorale, quella di Paderno Dugnano, e domenica a dire messa nella sua ex chiesa, dove operava dal ‘94, c’era già il sostituto, don Olinto Roberto Ballarini. Anche in Curia, dove descrivono don Renato come un sacerdote rigoroso e severo, assicurano che gli avvicendamenti dei parroci sono fisiologici. Ma all’uscita dalla funzione i parrocchiani non parlano d’altro ed è difficile credere che l’addio del parroco non sia l’ultimo atto di un clima di tensione che era diventato difficile da ignorare. Secondo la nota del gruppo consiliare del Carroccio, “Il sacerdote che legge il Manifesto” e che ha fatto scappare i fedeli dalla parrocchia di San Pietro e Paolo con i suoi attacchi ai cittadini ha chiesto ai suoi superiori di essere trasferito.
Clima avvelenato dalla sera del 21 dicembre scorso quando era divampato un incendio nella tendopoli allestita dalla Protezione civile per ospitare una settantina di nomadi, più della metà donne e bambini, sgomberati dal campo di via Ripamonti. La Casa della Carità di don Colmengna si era fatta garante del rispetto delle regole da parte degli occupanti e la sistemazione a Opera doveva essere temporanea, di tre mesi al massimo, in attesa di trovarne una definitiva.
Ma gli operesi si opposero subito alla decisione del sindaco di centrosinistra Alessandro Ramazzotti di dare un contributo per risolvere l’emergenza di decine di famiglie finite per strada in pieno inverno. Fino ad occupare, in 400, la sala del Consiglio comunale dove si discuteva del campo e da qui, incitati dal capogruppo della Lega Nord Ettore Fusco, marciare verso l’accampamento. Ad alcune tende venne dato fuoco, nessuno per fortuna rimase ferito. Da quel giorno il clima divenne così ostile, a cominciare dal gruppo di residenti che notte e giorno presidiava l’entrata dell’insediamento insultando operatori e carabinieri, che i rom furono costretti ad andarsene prima del tempo. Per l’incendio sono finiti nel registro degli indagati Ettore Fusco, per istigazione a delinquere, e altri otto cittadini. Sono in attesa del rinvio a giudizio. I carabinieri sono arrivati a questa conclusione alla fine di luglio, grazie a filmati e fotografie e hanno denunciato una scarsissima collaborazione degli operesi alle indagini.
Quello che i cittadini non hanno perdonato a don Renato non è tanto l’essere stato favorevole ad accogliere i nomadi. Quanto la sua reazione indignata dopo la notte dell’incendio. Scrisse una lettera aperta in cui non solo lanciava un appello alla solidarietà. Ma descriveva anche cosa aveva visto la sera del 21 dicembre: “Donne e uomini, giovani e anziani, anche bambini, tutti assatanati, privi di ogni intelletto e di ogni sentimento vagamente umano”. La notte di Natale dall’altare i suoi toni furono ancora più duri. Disse che in quella chiesa non era possibile scambiarsi il segno della pace, che sarebbe stato, viste le circostanze, un gesto ipocrita.
La Lega canta vittoria. Don Renato ha sfidato i cittadini, dice Fusco, e ora è costretto ad andarsene. Dopo Natale “la sua parrocchia perdeva fedeli di giorno in giorno, a causa della sua presa di posizione non condivisa dai cittadini”. Qualcuno arrivò anche a boicottare la messa e a fare lo “sciopero delle offerte”. Il sindaco Ramazzotti difende il sacerdote: “Questi attacchi e queste strumentalizzazioni sono vergognose”, dice. “Don Renato ha dato molto alla nostra città, ma credo che se ne vada con l’amarezza di chi ha visto una parte dei suoi parrocchiani rinnegare i valori che aveva predicato per anni”. Ai suoi cittadini Ramazzotti rimprovera di essersi fatti guidare dalla paura e di non essersi fidati delle istituzioni. La ferita rimane. All’uscita dalla messa domenicale si parla del vecchio prete: “Un bravo sacerdote, ma a Natale ha davvero esagerato”. “Riuscire a far sgomberare i rom dalla nostra città a furor di popolo è stata una grande conquista”.

lunedì 13 agosto 2007

COMUNICATO STAMPA: CORDOGLIO PER I PICCOLI ROM DI LIVORNO

Opera, 13 agosto 2007.
Abbiamo meditato alcuni giorni questo cordoglio. Avremmo voluto esprimerlo alla famiglia delle vittime della tragedia, ai genitori ed ai parenti di quei quattro bambini il cui più grande aveva appena dieci anni. Avremmo voluto piangere quei corpi con la famiglia ed i parenti ma abbiamo capito, a mente fredda, quanto quei quattro piccoli corpi siano da piangere solo insieme a Dio. Per i corpicini carbonizzati dalle fiamme causate proprio dai genitori dei bimbi, frettolosamente scappati dalla baracca disinteressandosi delle conseguenze sui propri figli, le uniche lacrime vere devono infatti essere quelle del Signore. Forse Dio è l’unico padre di quelle piccole creature la cui famiglia ha costretto ad una vita di stenti fino a causarne la morte per indifferenza. Come se, anziché di bambini, si trattasse di strumenti di lavoro che possono anche essere sostituiti insieme ad una baracca fatiscente. Due bambini erano infatti sordomuti, forse addirittura scomodi e non funzionali alle esigenze della famiglia. Una vergogna! Una vergogna anche la giostra di commenti che non discutiamo per rispetto a quelle vite umane, innocenti, spentesi in un rogo. Vite consumate dalle fiamme come quelle che, nonostante queste fossero state appiccate dai genitori rom dei bambini deceduti, qualcuno con pessimo gusto ha voluto ricordare siano già state elemento di morte nella storia degli zingari perseguitati dal nazista Hitler. Le fiamme dell’inferno dovrebbero ardere quegli ipocriti che con il loro buonismo sono la reale causa di queste tragedie. Ad esempio L’unità, quotidiano del partito che governa l’Italia, lo stesso che sostiene Prodi, oggi titolava la prima pagina parlando di vittime dell’indifferenza. La stessa cosa la dicono alcune associazioni cattoliche che si occupano dei nomadi. Di peggio fanno Prodi e molti altri politici che pensano solo a passare ad altri la patata bollente delle responsabilità e, per primo a Prodi che accusa la Comunità Europea, tale patata ritorna molto in fretta prima che si possa raffreddare con l’aggravante di non avere applicato le risoluzioni europee e di essere stato per anni, proprio lui, il Presidente della Commissione Europea. Oggi piangiamo le vittime di una carneficina per cui chiediamo sia fatta giustizia e promettiamo di seguire attentamente l’iter processuale fino in fondo, non dimenticando che a causa dei rom muoiono decine di persone ogni giorno, assicurandoci che per il rogo di Livorno in cui hanno perso la vita quattro bambini di età inferiore a dieci anni vi sia almeno lo stesso interesse, a perseguire i colpevoli, riscontrato nel rogo delle tende di Opera del 21 dicembre 2006 durante una manifestazione di protesta contro un campo nomadi in allestimento. Per quel rogo siamo in attesa che siano rinviate a giudizio nove persone tra cui il Consigliere Comunale della Lega Nord Ettore Fusco. Naturalmente, visto che a Opera le tende erano vuote, non si è proceduto a fermi ma l’accanimento giudiziario riscontrato trovi raffronto in un proporzionale uso della magistratura contro i colpevoli del terribile delitto di Livorno. Che Dio guidi legislatori e magistratura.

sabato 4 agosto 2007

MANTENIAMO SICURO IL NOSTRO PAESE.

Durante il periodo delle vacanze estive molti operesi lasciano la propria abitazione ed è proprio in questo periodo che avvengono il maggior numero di furti negli appartamenti, di autovetture ed atti di vandalismo. Opera Sicura promuove una presenza dei cittadini, attenti alla vivibilità del proprio comune, nelle strade del paese anche in ore serali e notturne. Naturalmente, tutto ciò, in un clima sereno di amicizia tra persone dello stesso paese e nel più pacifico spirito di solidarietà e sussidiarietà verso i concittadini assenti che sapranno, certamente, fare altrettanto quando sarà il loro momento di restare in città. Per tale ragione ci incontriamo liberamente nel parcheggio della ex coop a partire da mercoledì 8 agosto alle ore 21.30. Passa una serata con noi, non te ne pentirai.

giovedì 2 agosto 2007

BOLOGNA, 27 ANNI DOPO

In ricordo della strage del 2 agosto di ventisette anni fa.
Alle 10 e 25 il tempo si ferma. Le lancette del grande orologio che faceva affrettare il passo ai viaggiatori in ritardo segnano ancora oggi quell’ora terribile. Un boato squarcia l'aria, crolla l' ala sinistra dell'edificio: non resta piu’ nulla della sala d'aspetto di seconda classe, del ristorante, degli uffici del primo piano. Una valanga di macerie si abbatte anche sul treno Adria Express 13534 Ancona-Basilea, fermo sul primo binario. Pochi interminabili istanti: uomini, donne e bambini restano schiacciati. E’ la piu’ grande strage italiana in tempo di pace. Ottantacinque morti, piu’ di duecento feriti. La vittima piu' piccola e' Angela Fresu, appena 3 anni, e poi Luca Mauri, di 6, Sonia Burri, di 7, fino a Maria Idria Avati, ottantenne, e ad Antonio Montanari, 86.